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UN ABBRACCIO PER CRESCERE

Buongiorno a tutti, vi scrivo per aggiornarvi in merito al corso "Un abbraccio per crescere" promosso dalla cooperativa Focus e finanziato in parte dalla Fondazione Comunità Novarese che si è tenuto nella giornata di ieri presso il reparto di patologia neonatale. Premetto che il corso era rivolto prettamente ai medici e agli infermieri, ma è stata comunque una grande opportunità poter partecipare.

L'incontro è stato tenuto da due pedagogiste Michela Baroni e Raffaella Doni.

Nella prima parte del corso si è spiegato che in realtà in un reparto di Patologia Neonatale le figure principali  da curare sono due se non talvolta tre: neonato, mamma e papà del piccolo/a. E' naturale infatti pensare che l'unico che abbia bisogno di cure sia il bambino, nato prematuro o con patologie, ma in realtà se non si opera anche un sostegno psicologico e, a volte terapeutico, nei confronti dei genitori, in futuro il bambino stesso potrebbe incorrere in seri problemi quali   l'abbandono e il rifiuto, se i genitori non riescono a stabilre un legame affettivo con il proprio figlio, oppure una grande insicurezza  a causa di un'eccessiva ansia genitoriale.

E' stato interessante riflettere su un dato che ci hanno comunicato e cioè sul fatto che il 40% delle mamme che transitano dalla TIN  si sia dimostrato soffrire di depressione post partum, mentre sempre più diffusa sembra essere la depressione dei padri che manifestano tale disagio nella dipendenza da internet, dalle chat e dal cellulare.  Importante quindi sempre di più la "care", il prendersi cura di all'interno della TIN e questa cura deve essere indirizzata  verso la creazione di un legame continuo della madre e del padre con il proprio neonato. Ci hanno raccontato che in alcuni reparti di neonatologia in Svezia le mamme stanno con i loro bambini 24 ore su 24 e hanno a disposizione una camera con un letto e l'incubatrice vicino, non solo, ma si invoglia, quando ovviamente la situazione clinica lo permette, a stare la maggior parte del tempo con il proprio bambino a contatto. Il contatto infatti favorisce un legame importante che, nel caso di un parto prematuro, spesso si fa fatica a stabilire, se non quando si torna a casa. Fondamentale quindi che la madre abbia la possibilità di stare con il figlio e soprattutto che ne capisca l'importanza.

Nel blog che la cooperativa Focus ha creato http://www.mammarsupio.com c'è una splendida riflessione a tale proposito che vi riporto qui di seguito:

"Ogni mamma sa che riesce a sentirsi bene con se stessa e a suo agio nel suo ruolo di madre quando, attraverso i suoi gesti, riesce a rispondere ai bisogni del suo bambino.
Questo sapere è un sapere un po’ particolare: non è un sapere che ha a che fare con la “testa”, capire questa cosa spesso non basta. E’ un sapere che ha a che fare più con il “cuore”, è una consapevolezza interiore, perché il prendersi cura di un bambino è, nei primi anni, un modo, o forse il modo, di dimostrargli che gli vogliamo bene.
Ma, soprattutto, è un sapere di “pancia”.

E' nella pancia e con la pancia che la mamma sa se è riuscita a rispondere ai bisogni del suo piccolino: la serenità che vediamo in lui ci appaga e ci rasserena, ci fa stare bene.Mettersi in ascolto e a disposizione di un neonato può essere un’esperienza forte a livello umano e personale, ma ha anche in sé una ricchezza infinita. La mamma, nel prendersi cura del suo piccolo, si prende cura di se stessa, perché risponde anche ai suoi bisogni più profondi, che sono uno specchio di quelli del suo piccolo.
La maternità ha trasformato anche lei. Questo nulla toglie alla fatica quotidiana e concreta che alle volte sperimenta, ma questa considerazione può sostenere nelle difficoltà e offre una nuova prospettiva dalla quale guardarsi e scoprirsi più donna!"

Molto spesso le madri che sono in reparto non si sentono davvero madri poichè non possono fare nulla per il loro bambino e quindi si rendono conto che devono delegare la propria maternità ai dottori e agli infermieri e  quando tornano a casa sono delle infermiere dei propri figli, non delle mamme, poichè hanno avuto un solo imprinting in reparto: la cura fisica del proprio bambino. Con il tempo, e attraverso successi e insuccessi, si inizia  a fatica il "cammino" verso la consapevolezza della propria maternità, a differenza di una donna che partorisce a termine che invece sperimenta immediatamente l'importanza del suo ruolo. Bisogna quindi  aiutare la donna nel suo percorso per  diventare genitore già all'interno del reparto, spiegandole che più riesce a stare a contatto con il proprio piccolo, più questo gioverà alla salute del neonato e anche alla sua. La fascia nasce proprio nell'ottica di favorire il lo stretto legame tra mamma e bambino, ma non solo...

I neonati in fascia ritrovano un ambiente simile al ventre materno, caldo, contenuto, con rumori e odori simili. Ciò li aiuta a superare lo shok della nascita. Per i piccolissimi l’ambiente ideale non è certo l’immobilità e il silenzio della culla in una stanza buia. I neonati apprezzano il rumore e il movimento.

 


  • I NEONATI NELLA FASCIA SONO PiU’ RILASSATI, quindi anche una volta appoggiati nella culla dormono più a lungo e piangono meno.

  • I PICCOLI NELLA FASCIA soffrono meno di coliche. E’ ormai risaputo che le cosiddettte coliche del neonato sono raramente da associarsi a dei disturbi intestinale. Spesso i piccoli hanno solo bisogno di contatto e stare un po’ nella fascia li aiuta. Inoltre la posizione verticale fin da piccoli li tiene “pancia contro pancia” con l’adulto e questo riduce anche eventuali mal di pancia grazie alla pressione e al tepore.

  • Una ricerca scientifica diretta da A. Hunziker e R.Barr, pubblicata su Pediatrics 1986, 77 ha provato che i neonati portati nella fascia piangono il 43% in meno dei loro coetanei durante il giorno e il 51% in meno durante le ore serali!!

  • I BIMBI NELLA FASCIA vivono una stimolazione più naturale e continua, quando sono svegli non si annoiano perchè sentono, vedono e “provano” cinesteticamente tutto quello che l’adulto fa.

  • I BAMBINI NELLA FASCIA non sono all’altezza dei tubi di scappamento delle automobili


….e i genitori??

  • LA MAMMA CON LA FASCIA si “stacca” lentamente dal suo piccolo, perchè anche lei vive un distacco brusco durante il parto. E’ stato sperimentato che tenere addosso il neonato diminuisce la probabilità di soffrire di depressione post parto.

  • LA MAMMA CON LA FASCIA è più libera di muoversi, di fare ciò che deve in casa e fuori. Ha le mani libere e la sicurezza necessaria per fare qualsiasi movimento.

  • IL PAPA’ CON LA FASCIA vive delle sensazioni splendide, che solitamente prova solamente una mamma che porta il suo bimbo per 9 mesi addosso..chiedetelo ad un papà che porta nel mammarsupio un neonatino addormentato…


E poi…

  • PORTARE LA FASCIA E’ COMODO! Il peso del bambino viene scaricato non solo su entrambe le spalle ma anche in vita e di conseguenza sulle gambe.

  • PORTARE LA FASCIA E’ PRATICO! Andare dove si vuole con un bambino, piccolissimo o grande che sia, estate o inverno, In montagna sulla schiena, al mercato senza ingombro, sui mezzi senza stress, al supermercato senza timore dell’aria condizionata, in casa mentre fai i mestieri..

  • PORTARE LA FASCIA E’ ECONOMICO! E’ l’unico “mezzo di trasporto” che puoi usare dal primo giorno fino ai tre anni circa.

  • PORTARE I BIMBI NELLA FASCIA è un metodo sostenuto dalla Leache League International e dall’Associazione Italiana Massaggio Infantile


La fascia quindi diventerebbe uno strumento indispensabile durante la marsupio terapia.
La fascia è una striscia di cotone lunga 5 metri.
La lavorazione e la raccolta del cotone sono effettuate all'interno di piccole cooperative che non usano additivi chimici né altri pesticidi durante i processi di lavorazione.
Il tessuto di cotone è costituito da una microtrama di fili intrecciati saldamente tra loro e non contiene elastam.
La morbidezza del materiale grezzo e la particolare tessitura conferiscono alla stoffa la resistenza e la versatilità necessaria per compiere le legature indicate nelle istruzioni.
Il tessuto è stato pensato per resistere a dei lavaggi periodici e a durare nel tempo. Inoltre le fasce sono il risultato di un percorso etico -sociale importante.
La cooperativa conosce  personalmente tutte le persone responsabili dei vari passaggi di produzione.
Pongono attenzione ai fornitori anche nei minimi dettagli: provengono da piccole realtà artigianali italiane anche le etichette, il cordoncino, il packaging.
Il cotone proviene da coltivazioni di piccole cooperative, tutti i passaggi di lavaggio e fissaggio sono svolti in Europa secondo le normative UE per i capi infantili.
Tutti i capi Mammarsupio sono prodotti in Italia da mani sartoriali esperte, ma non solo. I capi sono confezionati da sarte artigiane, socie della nostra cooperativa, inizialmente segnalateci da un'altra Cooperativa di lavoro che accoglie donne che vivono situazioni di disagio socio-economico.
Alla fine del corso abbiamo provato a coppie a "fasciarci" ed effettivamente non è troppo complesso, anzi, secondo me, si sviluppa una relazione più intima tra l'infermiera e la mamma, perchè il gesto che l'operatore fa per fasciare diventa simbolicamente un abbraccio alla persona e. La fascia diventa un contenimento fisico ed emotivo importante.
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Guarda un piccolo video dell'evento, clicca qui

Kosmè de Maria
Presidente Neo-n Neonati a Rischio Novara
ONLUS

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