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Io e Matteo

Magenta, 24 dicembre 1994
(Al termine del periodo di degenza ospedaliera mia e di mio figlio -28 giorni-, la responsabile della patologia neonatale di Magenta mi ha chiesto di esprimere ciò che ho vissuto con l’esperienza della marsupioterapia.)

Ho 26 anni e per la prima volta mi trovo a vivere l’esperienza dell’essere mamma con tutto ciò che ne consegue: desideri, immaginazioni, sogni, ansie, preoccupazioni, gioie, piaceri…
Ho avuto un periodo di gestazione di 30,5 settimane, interrompendo in modo brusco il decorso della mia gravidanza.
E’ così che dubbi, sensi di colpa, angosce hanno cominciato a venire a galla attenuandosi solo in minima parte nel momento in cui mi è stata proposta la marsupioterapia.
In un primo momento mi son chiesta di cosa si sarebbe trattato, se ne sarei stata capace, se sarei riuscita a trasmettere “messaggi positivi” al mio bambino….Da una parte mi sentivo coinvolta in modo totale, dall’altra mi spaventava l’idea di non essere capace a “gestire” un bambino con un peso inferiore ai 1500 grammi.
Al termine di questo percorso, posso dire che è stata un’esperienza unica ed irripetibile, un’ esperienza che sarà impossibile dimenticare, un’ esperienza di emozioni che han trasformato il momento della marsupioterapia in impegno quotidiano dapprima solo nella mattinata, poi anche alla sera e via via sempre più volte in una giornata. In quest’atmosfera ciò che si riceve e ciò che si trasmette stanno in perfetto equilibrio.
Mi son trovata a vivere un rapporto intimo, intenso e diretto con mio figlio!....quante emozioni, quanta gioia, quanta vita ci siamo trasmessi in questi momenti!
Quest’esperienza mi è servita molto per una ricarica interiore e quindi esteriore: sentendomi “investita” del ruolo di mamma, ho acquistato più fiducia in me stessa e credo di avere trasmesso anche a mio figlio questa energia.
E’ stato un po’ come ritornare ad essere due corpi in uno: il suo respiro sul mio, il battito del suo cuore vicino al mio, il suo “essere” sul mio corpo, il suo “lasciarsi andare”, il suo abbandonarsi, i suoi “gemiti” di gioia…il continuare a vivere con un contatto…
Vivendo la marsupioterapia, mi è sembrato di trasmettere quel calore che ne è venuto meno essendo mancati gli ultimi due mesi di gravidanza, si è in qualche modo ricreato un filo diretto e non più mediato da un’incubatrice (essenziale per le cure necessarie al prematuro).
Quando l’”ora di terapia” termina, il distacco diventa ogni volta più doloroso e duro, ma porta con sé la certezza di potersi ritrovare: una lontananza che unisce.
Tutto ciò, insieme alla indispensabile assistenza medica, aiuta e stimola la crescita del bambino, non solo quella fisica ma soprattutto quella emotiva che comporta calore, sicurezza, carica interiore…
Che bello poi ritrovarsi in uno scambio di sguardi tutti nostri, lui…io….noi….Una profonda comunione, un profondo incontro che si arricchiscono ogni giorno di più approfondendo una comunicazione globale, più intensa, più vera…
Quante cose ci siam detti, quanto a lungo ci siam guardati, forse riconosciuti e ritrovati dopo i 7 mesi di gravidanza…convinti che ciò che abbiamo vissuti sarebbe appartenuto solo ed esclusivamente a noi.

Mamma Silvia

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