Alberto - Neo-n Neonati a Rischio Novara Onlus

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Alberto

Mio figlio Alberto è nato alla ventisettesima settimana + 2 gg a causa di un’infezione contratta da mia moglie; In pochissimi giorni la malattia è degenerata  e grazie al tempestivo intervento dell’equipe del Prof. Gherzi non si è consumata la più grande ingiustizia che la vita può regalare ad un padre..la perdita di un figlio e della sua compagna di vita.
Venerdì 8 febbraio è stato il giorno più drammatico della mia vita e credo ci vorrà ancora parecchio tempo prima di poter pensare che invece quel giorno
diventerà una data speciale da festeggiare con gioia.
Dopo pochi minuti dalla nascita mi chiamano  per le prime notizie e per vedere Alberto.
Entro nel corridoio della sala operatoria e vedo l’equipe di Neonatologia che spinge Alberto in una scatola di plexiglass; vedo un corpicino piccolissimo, una mascherina sul naso tanti tubicini , fili e la cosa che più mi impressiona è quel piccolissimo  torace che si comprime ed espande violentemente come se dovesse rompersi per la fragilità delle ossa. Mi dicono che non hanno dovuto intubarlo perché respirava autonomamente, che le prossime 48-72 ore saranno decisive  per valutare le condizioni e  che tra 2 ore potevo rivedere Alberto presso il reparto di terapia intensiva. Scoppio a piangere ,  vorrei abbracciarlo stringerlo baciarlo.. ma non posso fare nulla ,e poi mia moglie dov’è? Chiedo di lei e mi dicono che sta bene:quando la vedo ha molto male , sta tremando dal freddo e subito mi chiede di Alberto. Devo essere positivo  e cerco con tutte le poche forze rimaste di tranquillizzarla e infondergli fiducia. La abbraccio e poi  scoppiamo a piangere insieme.
I primi giorni di terapia intensiva di Alberto mi proiettano in un mondo di cui non conoscevo l’esistenza.
Ci sono i Primi approcci con i medici ed infermieri che costantemente ci aggiornano sulle condizioni di salute e sulle possibili complicazioni a cui va incontro Alberto … e poi internet che ti dà ogni tipo di informazione  ma che a volte ti toglie ogni speranza.
Trascorrono le prime 72 ore più lunghe della mia vita, con  il telefono sempre in mano con l’angoscia che non squilli il numero del reparto  …  
passano anche gli altri giorni tra alti e bassi , tanti pianti, pochi sorrisi, e molte preghiere.
Ogni giorno (trascorro molte ore con lui) gli racconto tante storie del suo papà e della sua mamma, di quello che abbiamo fatto e quello che potremo fare insieme quando saremo finalmente a casa esorcizzando inconsciamente la paura di perderlo.
Non smetto mai di parlare!! La paura che mi possa lasciare senza conoscere chi sono il suo papa e la sua mamma mi stritola il cuore.
E finalmente arriva il giorno che attendo con trepidazione  .. la mia prima marsupio terapia. Posso finalmente stringerlo sul mio petto, dargli il mio primo bacio, sentire il suo profumo ma soprattutto sentirlo mio. L’infermiera gli toglie la CPAP, lo prende (dalla sua gabbietta), lo posa sul mio petto e subito sento il suo calore. Sale un po' di tensione  la paura di qualche apnea e di fargli involontariamente  del male prende il soppravvento e irrigidisce il mio corpo. Dopo pochi minuti mi accorgo che Alberto continua a stare bene e che il monitor non suona; inizio a raccontargli qualche banalissima storiella inventata (tipo quelle che si raccontano ai bambini un pò più grandicelli).
Sente la mia voce e muove la testa verso la direzione della mia bocca e mi guarda con quegli occhioni scuri. Le sue braccia sono completamente aperte come se mi volesse abbracciare e stringere con quella poca forza che possiede. Sento dei piccoli graffi e scopro che sono le sue minuscole unghiette.
La mia tensione si scioglie, lo accarezzo, lo bacio sul cappellino  e comincio a piangere. Mi sento lontano chilometri da quella dimensione ospedaliera fatta di terapie, richieste  d’informazioni sul suo stato di salute, monitor che squillano. Riesco ad isolami da tutto ciò e finalmente mi sento un po’ più libero dalle tante angosce e tensioni accumulate in tutti i giorni precedenti. Continuo a raccontargli tante storie mentre il mio pollicione gli accarezza le guanciotte e la sua schiena.  Alberto adora farsi accarezzare !!!
E’ trascorsa un ora  e mi sono sembrati 5 minuti. Troppo breve ma per ora va bene così.
Alberto rientra nella “gabbietta” e per la prima volta ho sentito finalmente quell’emozione intensa e la consapevolezza di essere finalmente diventato papà.
Nella drammaticità della storia che stiamo vivendo mi sento comunque un padre fortunato. Questa nuova dimensione che ha interrotto bruscamente la mia normale vita quotidiana mi sta regalando le emozioni più forti e più belle mai provate prima.
Le tante ore trascorse insieme ad  Alberto in una fase di vita che normalmente viene vissuta nella pancia della mamma  mi fanno conoscere gradualmente le necessità fisiche e di affetto di cui ha bisogno un bimbo cosi piccolino e soprattutto apprezzare l’enorme forza fisica racchiusa in quel minuscolo corpicino in grado di sopportare le intense terapie mediche.
Come tutte le forti esperienze vissute in prima linea  ti arricchiscono di umanità e ti regalano la possibilità di riflettere sul proprio vissuto dando il giusto peso ai vari eventi che la vita ti riserverà.
Un grazie di cuore a tutti Voi che ogni giorno vi prendete cura di nostro figlio con amore e grandissima professionalità.
Non finiremo mai di ringraziarVi

Alessandro e Angela

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